Turismo a Lecce: non un evento, ma un segnale forte

Mar 24, 2026 | Eventi

Voglio essere sincero: sono contento.

Sabato mattina, primo giorno di primavera.
Il giorno prima di un referendum.
Uno di quei momenti in cui, legittimamente, la maggior parte delle persone sceglie di rallentare, dedicarsi a sé stessa, staccare.

E invece è successo altro.

Molte persone hanno deciso di esserci.
Di partecipare a un incontro, di ascoltare, di confrontarsi su un tema complesso, spesso divisivo, ma oggi più che mai centrale: il futuro del turismo a Lecce.

L’incontro “Turismo a Lecce: sviluppo e comunità”, che ho organizzato insieme a MIND presso il bar sociale Alimenta, è stato molto più di una tavola rotonda.
È stato, a mio avviso, un segnale che esiste una comunità attenta, consapevole, che non vuole limitarsi a subire le trasformazioni in corso, ma desidera comprenderle e contribuire a governarle.


Una trasformazione già in atto

Ho aperto l’incontro partendo da una consapevolezza che ritengo ormai evidente:

Lecce sta vivendo una trasformazione profonda.

La crescita turistica degli ultimi anni ha generato opportunità economiche, attratto investimenti, ampliato l’apertura internazionale della città.
Ma allo stesso tempo ha inciso su dinamiche altrettanto rilevanti: il mercato immobiliare, i modi di abitare, la qualità della vita urbana.

Non si tratta più di discutere se il turismo sia un’opportunità.
Lo è.

La vera questione è un’altra:

come governare questa crescita affinché resti una risorsa, senza trasformarsi in un fattore di squilibrio?


Un confronto tra visioni diverse (e necessarie)

A questa domanda si è provato a rispondere mettendo intorno allo stesso tavolo prospettive differenti ma complementari.

Vincenzo Portaccio, presidente della sezione turismo di Confindustria Lecce, ha sottolineato la necessità di superare una visione spontanea e disorganizzata del settore, lavorando per strutturarlo come una vera industria.

Cristhian Scorrano ed Enrico Caputo, community leader Airbnb Salento, hanno portato il punto di vista di chi opera quotidianamente nell’ospitalità, evidenziando il valore delle reti e delle buone pratiche.

Simone D’Elia e Martina Scarpa, promotori del modello Try & Buy Puglia, hanno ribadito il ruolo strategico degli investimenti immobiliari, ma anche la necessità di governarne gli effetti per mantenere equilibrio nel territorio.

Rino Carluccio e Francesca Cofano, di Città Fertile, hanno richiamato l’attenzione sul rischio di turistificazione, sottolineando l’importanza di preservare la dimensione sociale, culturale e relazionale della città.

Toni Rizzo, tra gli artefici del marchio “Salento d’amare”, ha aperto una riflessione più ampia sul legame tra turismo e qualità della vita, coinvolgendo anche il pubblico.

Stefania Mandurino, con la sua esperienza in Elios Tour e in Puglia Promozione, ha ricordato quanto il turismo sia un sistema complesso, interconnesso con molteplici settori e quindi bisognoso di visione integrata.

Ma il vero valore aggiunto è arrivato dalla partecipazione attiva di cittadini, operatori e professionisti, che hanno arricchito il confronto con domande, osservazioni e contributi.


Dalle parole alle azioni

In chiusura, il presidente di MIND, Alberto Siculella, ha indicato un passaggio fondamentale:

👉 trasformare questo momento di confronto in un documento strategico.

Un lavoro di sintesi che possa rielaborare gli input emersi e tradurli in proposte operative, capaci di coordinare interessi, competenze e visioni diverse.

È un passaggio cruciale, perché spesso il limite di questi momenti è proprio la mancanza di continuità.
L’obiettivo, invece, è costruire un percorso.


Il ruolo del “property manager di comunità”

Per quanto mi riguarda, questo incontro ha rafforzato una convinzione che guida sempre più il mio lavoro.

Il ruolo di un property manager non può più limitarsi alla gestione tecnica degli immobili o all’ottimizzazione delle performance economiche.

Oggi, sempre più, significa:

  • comprendere le dinamiche del territorio
  • mediare tra interessi diversi
  • costruire relazioni tra proprietari, ospiti e comunità locali
  • contribuire a uno sviluppo sostenibile e duraturo

In altre parole, significa diventare un connettore.

È questo, per me, il senso dell’essere un property manager di comunità.


Un punto di partenza

Porto a casa da questa giornata una certezza semplice, ma importante:

esiste una base su cui costruire.

Persone che vogliono partecipare.
Professionisti disposti a confrontarsi.
E una città che ha tutte le potenzialità per crescere senza perdere la propria identità.

Grazie a chi c’era.
E grazie a chi vorrà esserci nei prossimi passi.

Perché, davvero, questo è solo l’inizio.